Fili

L’uomo dal largo cappello si tuffò velocemente in mezzo alla folla. Chi lo conosceva sapeva che era solito sedere ad una panchina ai bordi della piazza e attaccare bottone col primo venuto avendo la capacità di parlare per ore senza mai interrompersi e soprattutto, senza dare all’altro la possibilità di replicare o controbattere in alcun modo. La gente sapeva che di sicuro non era una cattiva persona, che anzi aveva cose intelligenti e sensate da dire, racconti di viaggi meravigliosi, esperienze di vita vissuta che in pochi avrebbero potuto eguagliare, aneddoti e fantasticherie degne di un cantastorie di altri tempi. Continua a leggere “Fili”

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Ora d’aria

Si staccano insieme, come due ombre, dalle pareti della sala.
Gli applausi si sono spenti piano, rimane solo il vocio degli spettatori che si attardano nelle ultime chiacchiere prima di imboccare la via di casa.
Piano si avvicinano al proscenio, in silenzio, quasi imbarazzati, forse annoiati. E poi svaniscono, in pochi secondi… dietro le quinte? Per un’uscita laterale?
Il sipario rimane aperto, la porta della cella si chiuderà con un certo frastuono. Domani sarà un altro giorno uguale a tutti gli altri, ma oggi l’ora d’aria si è nutrita della linfa di Melpomene.

Istantanea triestina

Trieste, la sfuggente. Trieste malinconica o forse un po nostalgica. Trieste e un porto glorioso che ora non è più. La frontiera… Limite e soglia.
Troppo pochi due giorni per definire questa nostalgia, troppo pochi per racchiudere i mille volti di una città che la storia ha attraversato in lungo e in largo lasciando tracce tanto profonde quanto dolorose. Continua a leggere “Istantanea triestina”

Scatole cinesi

 Marco camminava rasente i binari, a passi lenti, equilibrati, meditati. Prima il destro, poi il sinistro, destro, sinistro, destro. Giulia sedeva vicino al finestrino, in uno scompartimento completamente vuoto, da sola. Fumava, una sigaretta dopo l’altra, aspettando la partenza, e guardava insistentemente verso la stazione la gente passare, un libro di poesie aperto sulle ginocchia. Alfredo, alla fotocopiatrice, sfilava via fogli e fogli macchiati, li appallottolava e… canestro, nel cestino della cartastraccia. Guardava l’orologio, inquieto. Marina aiutava Andrea con i compiti. Matematica: che rovina per entrambi. Continua a leggere “Scatole cinesi”

Distanza

Ho provato a costruire distanza
ho steso fili di tempo
allargato a dismisura i centimetri fino a farli diventare chilometri
Ho coperto le mie impronte con polvere di gesso
e scritto sulle pareti parole che non ricordo
e nomi che ho già dimenticato
Ho chiuso i miei occhi perché il buio fosse più completo
e mi sono incamminata su strade senza uscita
Pensavo che alla fine avrei dimenticato
Ma tutto quello che è stato sta dentro una valigia
Quella che ogni giorno mi porto appresso
Una me stessa ripiegata
Costretta nello spazio angusto di un rettangolo di cielo

Giallo

Era una giornata come tante altre, il sole splendeva come sempre, anche le nuvole erano al solito posto, e il vento, e le foglie degli alberi. Tutto era tremendamente a posto. Eppure, c’era qualcosa, nell’aria, qualcosa di giallo, ma un giallo inspiegabile, un giallo luminoso e inspiegabile, come quando sta per scoppiare un violento temporale, c’è scirocco e la sabbia tinge di giallo l’aria e le cose tutte. Continua a leggere “Giallo”

Quasi un delitto

Un brivido acuto, all’improvviso, mi percorse le membra, rigide e tese come corde di violino. Il mio corpo cominciò a vibrare come i rami di un albero sotto i colpi feroci dell’ascia di un boscaiolo svizzero, gonfiato a furia di bistecche di manzo e mega-tavolette di cioccolata al latte.
Mi sembrava di stare in piedi su una di quelle giostre tanto in voga nei luna-park di città, tutte luci e casino, con le ragazzine che strillano come pazze e questo aggeggio infernale che gira, salta, si dimena, come in preda ad una serie di spasmi epilettici. Continua a leggere “Quasi un delitto”