Nostalgie

Nostalgia. Di uno scompartimento a 6 posti. Chiacchiere con perfetti sconosciuti, persone che tanto non rivedrai mai più, o forse si, su altre strade, in altri luoghi.

Nostalgia di un ascolto senza impegno e senza conseguenze, di ore sospese sulla linea continua delle rotaie, di stazioni affollate, saluti, abbracci, lacrime, valigie stracolme, occhi che seguono e si perdono all’orizzonte.

Nostalgia di luoghi non visti, avventure mai vissute, viaggi mai fatti, amori inseguiti e subito persi, e, solo per questo ancora vivi. Nostalgia di un tramonto d’estate, di un cielo tinto di rosso, di nuvole incendiate. Continua a leggere “Nostalgie”

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Il pescatore

Come ogni mattina Aldo si alzava di buon’ora. Si preparava un’abbondante colazione a base di uova al tegamino, pane e salsicce, beveva una buona tazza di caffè amaro e contemplava le nuvole dall’alto del suo quinto piano senza ascensore, quello da cui aveva guardato il mondo fin da quando stava dentro la culla e si arrampicava aggrappandosi alle sbarre tirate su senza che la madre se ne accorgesse. Era proprio da quelle sbarre, da quel quinto piano che aveva visto cadere la neve per la prima volta. O forse l’aveva semplicemente sognata, chi può dirlo… Del resto i ricordi dei bambini sono poltiglie di fantasia e realtà mixate al ritmo di una meraviglia mai sopita. Continua a leggere “Il pescatore”

Alla ricerca di Tito

I lacci si scioglievano in continuazione. Ogni 5 minuti ci fermavamo, mi chinavo, glieli riallacciavo e andavamo avanti. Il tempo sembrava essere scandito in maniera perfetta da questo movimento armonico: stop, giù, lega, su… Eravamo partiti alle prime luci dell’alba. Avevo fatto una gran fatica a buttarlo giù dal letto, dormiglione per com’era, ma alla fine lo avevo convinto. “Dobbiamo andare a cercare Tito! Presto altrimenti chissà dove andrà a finire…” Continua a leggere “Alla ricerca di Tito”

Istantanee africane

granbassam1.Donne che si muovono colorate con pesanti cesti in equilibrio perfetto. Sembrano non sentire il caldo né la fatica. Il termometro segna 34 gradi fissi giorno e notte, l’umidità annebbia la vista, spossa le ossa, ma loro si infilano agili tra taxi rumorosi e gas di scarico, nel formicaio quotidiano di un villaggio che aspira a diventare città. Esplodono i clacson riempiendo l’aria, c’è un cliente da trovare, un po di soldi da portare a casa a fine giornata quando ormai è buio e i rumori piano si spengono lasciando posto a luci fioche, euforia di birra e maquis, carne e pesce ad arrostire su una brace sempre accesa. Continua a leggere “Istantanee africane”

A passi lenti ma costanti

Era come sentirlo per la prima volta. Il vento intendo dire. Era come sentire per la prima volta la voce del vento, quel suo soffio leggero, ma potente, quel suo incedere su per i pendii, il suo attraversare le foglie, le pietre, e più su fino in alto. Avevo camminato a lungo, con un ritmo lento ma costante, così, mi avevano detto: procedi a passi lenti ma costanti, non perdere mai il ritmo, il ritmo del cuore che guida il respiro e spinge le gambe, un passo dopo l’altro. Conta. Continua a leggere “A passi lenti ma costanti”

Sul camminare

Sul camminare, sull’andare a passi spediti o lenti, lasciare che il vento accarezzi la faccia, la fronte, si insinui tra i capelli, batta sulle palpebre a tratti facendole chiudere, sul viaggiare percorrendo luoghi noti, visti e rivisti ma nuovi ogni volta, nuovi ad ogni nuovo cammino, come se lo sguardo, mentre i piedi toccano terra trovasse sempre un nuovo dettaglio, un particolare sfuggito la volta precedente. Sull’andare senza una meta precisa, solo per il gusto di andare, solo per il gusto di mettere un piede dietro l’altro, una gamba dietro l’altra in un incedere ritmico che trae forza dal battere del cuore contro il petto del respiro contro i denti. Di un tempo ritrovato, riconquistato, strappato a piccoli morsi allo scorrere incessante degli eventi, un tempo ancorato a corpi al rallentatore.
Da tempo non scrivo più lettere, le ultime stanno chiuse dentro un cassetto, mai spedite. Da ancora più tempo non leggo lettere.
Camminare è scrivere, con la penna sulla carta, e leggere parole, scritte con l’inchiostro.
Da tempo non scrivo più con l’inchiostro, ma scrivo cose che quasi nessuno legge.
Anche camminare è camminare soli.